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Sara C

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Detesto la falsità e la mancanza di rispetto,mi ritengo una ragazza dolce simpatica e molto semplice,sempre pronta a dare tuttodi me stessa.Amo tutti coloro che mi vogliono bene..
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STORIA DI VITA

Due bambini si erano appena incamminati nel sentiero,

quando sentirono in lontananza il rumore di un carro.

Appena lo videro spuntare dalla svolta della strada,

ai loro occhi si presentò una scena davvero strana...

sul carro, tirato da un bue, c'erano tre uomini...

Quello davanti, armato di cannocchiale, sembrava

preoccupatissimo... quello dietro si guardava

alle spalle e sembrava altrettanto angosciato...

in mezzo il terzo ometto saltellava tutto allegro.

Quando il carro li raggiunse l'ometto allegro li chiamò:

-"Ehi, salve! Saltate sù !"- ed essi salirono. 

Gli altri due, con i loro cannocchiali, non li avevano neanche visti!

-"Ma che cosa diamine state facendo?"-

domandò uno dei bambini incuriosito.

-"Oh...quello è il signor prospettiva"-

disse il cuor contento indicando il tipo

che guardava avanti, -"non fa altro

che guardare davanti a sè, fare progetti

e PREOCCUPARSI!"

-"E l'altro?"

- "L'altro è il signor retrospettiva, non fa

altro che guardare all'indietro...e RIMPIANGERE! "

-"E lei, signore, che cosa fa? "-continuarono i

bambini rivolti a quello di mezzo.

-"IO...? IO VIVO NEL PRESENTE... QUI E ORA...

GUARDO I FIORI, GLI UCCELLI, GLI ALBERI...

TUTTO QUELLO CHE MI STA INTORNO...

SONO IO CHE VI HO VISTI ! Naturalmente

anch'io guardo davanti a me con attenzione,

per vedere dove sto andando, e indietro

per imparare dalle esperienze passate...

MA VIVO LA VITA ISTANTE PER ISTANTE!

-"Perchè? "- domandarono i bambini.

-"Perchè domani non è ancora arrivato,

e ieri è già fuggito... quindi tutto ciò

che abbiamo è OGGI, e se non lo

sappiamo cogliere, TUTTA LA NOSTRA

VITA va sprecata! Questo GIORNO,

ed IO che lo vivo, é un avvenimento

unico nell'universo... mai accaduto prima...

e che non si ripeterà più... MAI PIU' !

-" E il resto del mondo non conta niente

per lei?"- domandò un bambino un po'

timidamente.

-"Cerco di offrirgli tutto il bene che posso,

in cambio di ogni giorno che mi è dato da

vivere... Ricordate sempre che... il presente

è frutto del passato... e seme dell'avvenire...

non dimenticatelo mai ! "

Haiku

  

Cos'è un Haiku

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Nella letteratura giapponese, gli Haiku rappresentano una parte molto importante e caratteristica dell'essenza più profonda della cultura nipponica.
La condizione alla base di questo tipo di poesia è la convinzione dell'inadeguatezza del linguaggio, rispetto al compito di testimoniare la verità. C'è molta cultura Zen alla base della poesia Haiku, il cui intento è quello di far tornare il linguaggio alla sua essenza pura, ovvero alla sua nudità
Nessuna manifestazione del reale, neppure la più semplice, è indegna di essere trattata dai Maestri di Haiku: in ogni cosa è l'energia vitale a svelarsi alla mente, se questa è scevra da schemi e pregiudizi, dalle proprie abitudini e dai limiti del razionale. E poiché l'energia vitale è movimento, anche l'Haiku, seppure nella sua semplicità, dovrà permettere a questo movimento di esprimersi, attraverso le sillabe, e di esprimere a sua volta la comunione, l'esigenza dell'uomo di essere tuttuno con la natura.
Anche se veicolo di questa comunione, l'Haiku, però, non diventa mai semplice descrizione realistica, ma và sempre interpretato come testimonianza di una visione che va appunto oltre gli schemi di cui sopra.

Esistono almeno due modi di scrivere Haiku che danno vita a due stili diversi.
Il primo stile è caratterizzato dal fatto che uno dei tre versi (normalmente il primo) introduce un argomento che viene ampliato e concluso negli altri due versi.
Il secondo stile produce Haiku che trattano due argomenti diversi messi fra loro in opposizione o in armonia. Questo secondo stile può attuarsi con due modalità: il primo verso introduce un argomento, il secondo verso lo amplia e lo approfondisce, il terzo verso produce un'opposizione di contenuto, un capovolgimento semantico che in qualche modo ha però relazione con il primo argomento. Questo sbalzo semantico può anche essere sottilissimo.
Ma potrebbe anche essere che il primo verso introduce un argomento, e sono i due versi successivi che introducendo un nuovo argomento lo mettono in relazione con l'argomento trattato nel primo verso (in opposizione o in armonia).

Basho, uno dei massimi poeti di Haiku, dopo aver letto una composizione del discepolo Kikaku, gli disse: "Hai la debolezza di voler stupire. Cerchi versi splendidi per cose lontane; dovresti trovarli per cose che ti sono vicine".
Nelle poesie di Basho l'intera natura è chiamata ad esprimersi: l'acqua, le rocce, i fiori, il sole, le nuvole e le stelle, gli animali, le piante, il mare e il vento e insieme a tutto ciò, il dolore e la gioia dell'uomo. Tutto è Kami, divinità, e al cospetto del divino il poeta si colloca, anima e corpo in un'unità inscindibile, nella condizione estatica della contemplazione.

L'Haiku è nato in Giappone nel XVII secolo.
Deriva dal Tanka, componimento poetico di trentun sillabe.
Si scrivevano poesie Tanka già nel IV secolo. Il Tanka è formato da cinque versi con una quantità precisa di sillabe per ogni verso: il primo verso contiene cinque sillabe, il secondo sette sillabe, il terzo cinque sillabe, il quarto sette sillabe, il quinto sette sillabe. Eliminando gli ultimi due versi si è formato l'Haiku.
La prima antologia di poesia giapponese intitolata "Manyoshu" risale all' VIII secolo; comprende 20 volumi con 4.500 poesie in diverso stile.
In Giappone si calcola che più di dieci milioni di persone si diletta a scrivere Haiku. Ci sono attivissimi gruppi di poeti (chiamati Haijin) che si riuniscono per parlare di Haiku. Tutte le maggiori riviste e quotidiani giapponesi hanno una rubrica dedicata agli Haiku.

In punta di piedi

Appoggiati a questa spalla,

anche se gracile, anche se scarna.

Continueremo a pestare in punta di piede

queste vie di cielo,

lasceremo tracce spiralate

dei nostri balli bocca a bocca.

Poco importa se l'onde dei cirri

cancelleranno noi in lontane dissolevenze.



Anathea

Un Raggio di sole

 
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Stella Cometa

 
 

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         Image hosting by TinyPic        Una notte straordinaria           Image hosting by TinyPic
 
In quella notte fredda di duemila anni fa , nel cielo comparve una stella luminosa , che lasciava dietro di sè una scia di fuoco .
 
Procedeva lentamente e fu avvistata da ogni angolo della terra .
 
Nicodemo, un piccolo pastore delle vicinanze di Betlemme , la vide , mentre stava racchiudendo le sue tre pecore nel recinto , solevano
 
dove  trascorrere la notte . Quella volta sembrava , però , che le tenebre non dovessero mai scendere ; colpa della stella che illuminava a
 
giorno .
 
Le persone , che abitavano nei casolari sparsi per la campagna , uscirono dalle loro dimore ed , incuriosite , si misero a seguire il cammino della
 
stella . Intanto giungeva altra gente , che proveniva da lontano , chi a piedi , chi con l'asino .
 
Il piccolo pastore notò tre persone , in groppa ciascuna ad un cammello . Indossavano vesti regali , le quali erano diventate opache per la
 
polvere e i cammelli , stanchi e mal nutriti , denunciavano lo sforzo di un viaggio lungo e faticoso.
 
Nicodemo con la testa alzata e la mano sinistra sulla fronte , per schermarsi dal fulgore della stella , si mise anch' egli  in cammino . Pensava
 
di non allontanarsi per molto tempo , ma ci vollero circa tre ore , prima che la stella finisse di muoversi nel cielo , e più volte era stato tentato
 
di tornare indietro .
 
La Stella finalmente sie ra fermata alla periferia di Betlemme , restando sospesa sulla verticale di una povera stalla , la quale , alla luce
 
intensa della cometa - dal punto in cui si trovava il piccolo Nicodemo -, lasciava intravedere all'interno la presenza di persone e d' animali ,
 
mentre una folla sostava davanti all'uscio , a circa una diecina di metri .
 
Nicodemo , non appena potè avvicinarsi a quella folla , scorse all'interno della stalla una donna , con un bimbo al seno , un uomo di  mezz'età
 
ed alle loro  spalle un bue ed un asinello .
 
Giunsero pure lì i tre signori , che - scesi dai loro cammelli e legateli a delle palme - avevano preso dai loro bagagli alcuni oggetti e con questi in
 
mano si erano avvicinati , facendosi largo tra la folla .
 
Raggiunto l'ingresso , uno per volta , s' inginocchiarono e deposero per terra i loro doni : incenso , oro  e mirra . Nicodemo sentì affermare che
 
quei tre erano dei grandi re orientali , molto saggi , i quali - scrutando il cielo e vedendo la stella - avevano compreso che un evento
 
straordinario stava per accadere : il re dei  Giudei , di qui avevano sentito parlare in antiche profezie , stava per nascere ed essi erano venuti
 
a rendergli omaggio .
 
furono ripetuti anche i nomi che essi stessi avevano pronunciato al cospetto del bimbo e dei suoi genitori : Gaspare , Melchiorre e Baldassarre .
 
Nicodemo ritornò poi alla sua casa e i Maggi , avvisati da un angelo che Erode li voleva punire per avere riconosciuto ed onorato - il quel
 
bimbo - il leggittimo re dei Giudei , dovettero ritornare in fretta da dove erano venuti .
 
Da allora Nicodemo , nel corso della sua lunga vita , con la testa alzata e la amno sulla fronte , a scrutato il cielo alla ricerca di quella stella .
 
Non la ha più vista , nè la hanno mai più vista le generazioni successive , fino ai nostri giorni .
 
Aristide Caruso
 
 
 
 
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Una Scatola

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Una  Scatola

 

La storia ebbe inizio molto tempo fa, quando un uomo

punì sua figlia di 5 anni, per la perdita di un oggetto di valore
ed il denaro in quel periodo era poco.

Era il periodo di Natale,

la mattina successiva la bimba portò un regalo e disse:
"Papà è per te".

Il padre era visibilmente imbarazzato,
ma si arrabbiò moltissimo quando,
aprendo la scatola,
vide che dentro non c'era nulla.

Disse in modo brusco:
"Non lo sai che quando si fa un regalo,
si presuppone che nella scatola ci sia qualcosa?"

La bimba lo guardò dal basso verso l'alto
e con le lacrime agli occhi disse:

"Papà,...non è vuota. Ho messo dentro tanti baci per te

fino a riempirla".

Il padre si sentì annientato.
Si inginocchiò, mise le braccia al collo
della sua bimba e le chiese perdono.

Per tutto il resto della sua vita,

il padre tenne sempre la scatola vicino al suo letto

e quando si sentiva scoraggiato o in difficoltà,

apriva la scatola e tirava fuori 1 baci immaginari,

ricordando l'amore che la bambina ci aveva messo dentro...

Ognuno di noi ha una scatola piena di baci
e amore incondizionato,dei nostri figli, amici e Dio.

Non ci sono cose più importanti

che si possano possedere.

Ora tu hai due scelte, far leggere questa pagina

ai tuoi amici o dimenticarla perché non ha toccato il tuo cuore.

 dal web

Giostra

 Dietro le giostre che girano non ci sono lune da

 dimenticare diceva qualcuno e di certo un altro cigno se

 ne andava a morire in chissà quale teatro e non è

importante che fosse la scala o una rampa in sola salita

 fino all’ultimo piano del mondo no, non è importante se

si contano solo i salti da staccionata su un braccio solo

mentre una rondine dispera primavere tergiversando su

come sia incrinato il cielo di oggi e di questi alberi che se

nestanno dritti-dritti sul palcoscenico dei filari a destra e

 manca della mia schiena rotta tacendomi delle ore

appisolate sotto mille anni di corteccia :::nell’attesa che

un vento e non importa quale::: sradichi la noia da questi

occhi che versano e versano e (…)

 versano

Halloween

 
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La parola  Halloween ha origini cattoliche. Nella tradizione Cattolica, infatti, a molti Santi viene dedicato un giorno particolare del calendario Cattolico, ma il 1°novembre è il giorno nel quale vengono festeggiati tutti i Santi. Il giorno dedicato ad "Ogni Santi" (in inglese All Saints'Day) aveva una denominazione antica: All Hallows'Day.
Presso i popoli dell'antichità la celebrazione di "Ogni Santi" iniziava al tramonto del 31 ottobre e pertanto la sera precedente al 1° Novembre era chiamata "All Hallows' Eve"(Even significa sera) che venne abbreviato in Hallows'Even, poi in Hallow-e'en ed infine in Halloween.

 
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La celebrazione di Halloween tuttavia ha origini pagane molto più remote e pone le sue radici nella civiltà Celtica. Infatti gli antichi Celti che abitavano in Gran Bretagna, Irlanda e Francia festeggiano l'inizio del Nuovo Anno il 1°Novembre: giorno in cui si celebrava la fine della "stagione calda" e l'inizio della "stagione delle tenebre e del freddo".

La notte tra il 31 ottobre e il 1° Novembre era il momento più solenne di tutto l'anno druidico e rappresentava per i Celti la più importante celebrazione del loro calendario ed era chiamata la notte notte di Samhain. Tutte le leggende più importanti in cui si narrano cicli epici, antiche saghe, grandi battaglie e si racconta di re e eroi, si svolgevano nella notte di Samhain. Molte di queste leggende riguardavano la fertilità della Terra e il superamento cosmico, terrore e panico l'inizio del regno semestrale del Dio delle Tenebre: Samhain (Samain, Samhuin). In verità non esistono testimonianze archeologiche o letterarie per poter affermare esattamente se Samhain indicasse solamente un periodo dell'anno o fosse una divinità. Per i Celti, che erano un popolo dedito all'agricoltura e alla pastorizia, la riccorenza che segnava la fine dei raccolti e l'inizio dell'inverno assumeva una rilevanza particolare in quanto la vita cambiava radicalmente: i greggi venivano riportati giù dai verdi pascoli estivi, e le persone si chiudevano nelle loro case per trascorrere al caldo le lunghe e fredde notti invernali passando il tempo a raccontare storie e a fare lavori di artigianato.

I Celti credevano che alla vigilia di ogni nuovo anno (31 Ottobre) Samhain, Signore della Morte, Principe delle Tenebre, chiamasse a sè tutti gli SPIRITI DEI MORTI e temevano che in tale giorno tutte le leggi dello spazio e del tempo fossero sospese, permettendo al mondo degli spiriti di unirsi al mondo dei viventi. I Celti infatti credevano che i morti resiedessero in una landa di eterna giovinezza e felictà chiamata Tir nan Oge e ritenevano che a volte i morti potessero soggiornare assieme al Popolo delle Fate nelle collinette di cui il territorio scozzese ed irlandese è contornato.

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Una leggenda riferisce che tutte le persone morte l'anno precedente tornassero sulla terra la notte del 31 ottobre, in cerca di nuovi corpi da possedere per l'anno prossimo venturo, Così nei villaggi veniva spento ogni focolare per evitare che gli spiriti maligni venissero a soggiornavi. Questo rito consisteva nello spegnere il Fuoco Sacro sull'altare e riaccendere il Nuovo Fuoco (che

simboleggava l'arrivo del Nuovo Anno) il mattino seguente. I Druidi si incontravano sulla cima di una collina in un'oscura foresta di querce (albero considerato scaro) per accendere il Nuovo Fuoco e offrire sacrifici di sementi e animali. Danzando e cantando intorno al focolare fino al mattino, si sanciva il passaggio tra la stagione solare e la stagione delle tenebre. Quando il mattino giungeva, i Druidi portavano le ceneri ardenti del fuoco presso ogni famiglia che provvedeva a riaccendere il focolare domestico.

Spegnere il fuoco simboleggiava che la metà oscura dell'anno (quindi la morte) stava sopraggiungendo mentre l'atto di riaccenderlo era simbolo di speranza e di ritorno alla vita, dando così a questo rito la rappresentazione ciclica del tempo.

L'usanza moderna di traverstirsi nel giorno di Halloween, nasce dalla tradizione che i Celti avevano, dopo il rito dei sacrifici nella notte del 31 Ottobre, di festeggiare per 3 giorni mascherandosi con le pelli degli animali uccisi per esorcizzare e spaventare gli spiriti. Vestiti con queste maschere grottesche ritornavano al villaggio illuminando il loro cammino con lanterne costituite da cipolle intagliate al cui erano poste le braci del Fuoco Sacro. In Scozia la notte di Samhain le persone seppellivano pietre nella terra che venivano ricoperte di cenere e vi venivano lasciate sino al mattino successivo. Se al mattino una pietra era stata smossa, significava che la persona che l'aveva seppelita sarebbe morta entro la fine dell'anno.

 

Nella tradizione celtica non esistono nè diavoli, nè demoni, tuttavia le Fate erano spesso considerate ostili e pericolose dagli uomini che erano risentiti del dover condividere con loro le proprie terre. Le leggende narrano che nella notte di Samihain le Fate sono solite fare alcuni "SCHERZETTI" agli umani, portandoli a perdersi nelle "colline delle Fate" dove rimanevano intrappolati per sempre. I Celti quindi, per guadagnarsi il favore delle Fate erano soliti offrire del cibo o latte che veniva lasciato sui gradini delle loro case.

 

Un'altra origine del detto "TRICK OR TREAT si fa risalire quando i primi cristiani, in cammino da un villaggio all'altro, elemosinavano per un pezzo di "dolce dell'anima", che altro non era se non un pezzo di pane. Più "dolci dell'anima" una persona riceveva, più preghiere questa persona prometteva di recitare per i defunti della famiglia che aveva a lui donato il pane. Infatti a

quei tempi si credevache i defunti potessero giungere al Paradiso non solo attraverso la preghiera dei propri cari, ma anche degli sconosciuti.

E' proprio da queste leggende che ha origine il famoso gioco del " TRICK o TREAT" (Scherzetto o dolcetto) nella quale i bambini travestiti con maschere e costumi "mostruosi e terrificanti" vanno di casa in casa, chiedendo dolcetti o qualche moneta. Se non ricevano niente, possono giocare un brutto scherzo ai proprietari di quella casa, come svuotare la pattumiera nel giardino o attacare lattine vuote al tubo di scappamento dell'auto.

Quanto durante il primo secolo i Romani invasero la Bretagna vennero a contatto con queste celebrazioni. Anch'essi intorno al 1° Novembre onoravano Pomona, la dea dei frutti e dei giardini. Durante questa festività venivano offerti frutti (sopratutto mele) alla divinità per propiziare la ferilità futura. Con il passare dei secoli il culto di Samhain e di Pomona si unificarono, e l'usanza dei sacrifici fu abbandonata, lasciando al suo posto l'offerta di effigi da bruciare e l'usanza di mascherarsi da fantasmi e streghe, divenne parte del cerimoniale. Malgrado l'avvento del Cristianesimo queste tradizioni erano molto radicate nella popolazione e pur essendovi molte persone convertite alla Chiesa cattolica, l'antico rito celtico-romano rimase.

 

 

Dal Web

Spaces

 
  
 
 
 
 
 

Cleopatra

Malgrado sia vissuta più di duemila anni fa non ha certo bisogno di presentazioni. La sua celebrità ha attraversato indenne la prova dei secoli tingendosi di leggenda ed entrando nell'immaginario collettivo con connotati spesso erronei (come succede spessissimo a tanti fatti o personaggi storici). Quasi certamente é la donna più celebre dell'antichità classica, che del resto é stata molto maschilista o comunque avara di contributi femminili. Ancora oggi basta pronunciare il suo nome per evocare immediatamente tutta una serie di vivide immagini, passioni ardenti e lotte politiche all'ultimo sangue. Va da sé che si tratta di Cleopatra (69/30 a.C.), la cui biografia scritta dallo storico inglese Ernie Bradford é stata non troppo tempo fa pubblicata in edizione italiana tascabile (per la prima volta in tale veste). Anche se la sua versione originale non é recente (del resto trattandosi di Cleopatra, é difficile che saltino fuori nuove fonti!), il libro mantiene intatta la sua validità e i suoi pregi, tra cui chiarezza, scorrevolezza, giusta misura nella scelta del materiale da raccontare, neutralità (e sì, perché non sarebbe poi troppo difficile soccombere al fascino di questa maliarda anche dopo due millenni!), ecc.

S'impongono innanzitutto quattro precisazioni. Primo, quasi tutto quello che sappiamo di lei proviene da fonti romane e fu scritto in epoca imperiale, quando lei era già stata sconfitta dal suo grande nemico Ottaviano Augusto; quindi, ancora una volta, é da tenere presente il fatto (una delle peggiori magagne delle Storia in generale) che il megafono era (ed é) nelle mani dei vincitori e dei loro cortigiani e manutengoli. Secondo, sappiamo poco sul suo aspetto fisico; quasi certamente, ciò che la rese una maliarda non fu tanto la sua bellezza fisica, quanto il fascino che le derivava da un sapiente dosaggio di intelligenza, cultura (era anche poliglotta), modi di parlare, vestire, muoversi, presentarsi, abilità erotica, ecc. Terzo, Cleopatra, pur potendo essere definita l'ultima dei Faraoni, era di origine macedone, discendendo da quel Tolomeo, uno dei generali di Alessandro il Grande (Alessandro Magno), che aveva fondato il regno ellenistico d'Egitto con capitale Alessandria. Quarto, Cleopatra non fu soltanto un'ammaliatrice (probabilmente nemmeno tanto lussuriosa), ma anche e sopratutto un'abile statista, anche se alla fine perse inesorabilmente la sua battaglia per mantenere la libertà dell'Egitto e fondare (con Antonio) un grande impero mediterraneo orientale. Un disegno quest'ultimo troppo prematuro (qualche secolo dopo altri lo fonderanno con forme e mezzi diversi) per il tempo in cui visse questa donna scaltra ma sfortunata.

Regina d'Egitto dal 51 a.C. e sposa successivamente di due suoi fratelli (l'incesto reale era una delle tante usanze dell'antico Egitto che i Tolomei avevano adottato), riuscì a conservare il trono - in un momento in cui Roma era in grande espansione territoriale - diventando l'amante di Cesare, da cui ebbe un figlio (Cesarione). Dopo l'assassinio di Cesare, sembrava che anche la sorte di Cleopatra fosse segnata fino a che non s'innamorò di lei Antonio, uno dei triumviri che ormai detenevano il potere a Roma. Messo rapidamente in disparte Lepido, il potere fu poi diviso tra gli altri due triumviri: Antonio e Ottaviano.

 

Dopo un periodo di intesa, i due uomini entrarono in lotta tra di loro, anche a causa della passione di Antonio per Cleopatra e per l'Oriente e il mondo ellenistico (Alessandria, tra l'altro, era allora una città più sviluppata di Roma, anche in campo culturale). Il sogno di Antonio e Cleopatra di fondare un grande impero orientale svanì con la sconfitta da loro subita nella battaglia navale di Azio. Entrambi i due amanti riuscirono a rifugiarsi in Egitto, ma, a seguito dell'incalzare di Ottaviano, finirono per suicidarsi, prima Antonio (in modo pusillanime e quasi indegno del grande guerriero che era stato) e poi Cleopatra (coraggiosamente e sontuosamente da vera ultima sovrana di uno dei paesi più importanti dell'antichità mediterranea).

Secondo Bradford, non é vero che Cleopatra tentò di sedurre anche Ottaviano (politico astuto e freddo, e sessualmente assai meno esuberante dei due bisessuali Cesare e Antonio) quando tutto non sembrava ancora perduto. Coraggiosa e astuta lo fu fino all'ultimo questo sì, quando - falliti gli ultimi tentativi di porre in salvo se stessa e i suoi figli - riuscì a sottrarsi con il suo celebre suicidio alla vergogna di essere portata a Roma come prigioniera. ; Questa regina macedone d'Egitto ; scrive Bradford, ; fu l'ultima che veramente contrastò la creazione di un ; Mediterraneo romano ; e la sua non fu la sfida di una Egiziana, bensì quella di una Greca civile che considerò i Romani come semibarbari. Se fosse riuscita nel suo intento, si sarebbe stabilita una monarchia greco-romana, il mondo romano avrebbe subito l'influenza dell'ellenismo e Alessandria, non Roma, sarebbe diventata la capitale di questo impero...Calunniata e diffamata dalla storia come donna scellerata, corrotta e capace di ogni perfidia... fu [invece] una donna di estremo coraggio e grandi capacità politiche.

 

 Dal web

GuestBok

 

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Il mio segno zodiacale

 
    

24 Agosto - 22 Settembre

 

 
La personalità
  

Il segno della vergine simboleggia la riservatezza e il pudore dei sentimenti, che sono facilmente riscontrabili nei nativi del segno. Timidi, introversi, sono sempre alle prese con qualche complesso di inferiorità, più o meno mascherato, frutto della loro tendenza ad analizzarsi. Sono critici severi del proprio e altrui comportamento, convinti di poter risolvere con gli strumenti razionali anche quei problemi in cui un abbandono spontaneo agli impulsi del cuore sarebbe la soluzione più semplice. Le qualità del loro mercurio di terra,  però, si fanno apprezzare in tutti i settori della vita pratica, oltre a fornirgli un'intelligenza che e' il loro punto di forza: l'efficienza con cui i verginiani si applicano al lavoro, la loro metodicità, l'abile programmazione di ogni iniziativa sono le armi del loro successo professionale. Rischiano di apparire un po' monotoni, troppo legati ai dettagli secondari, che curano spesso in modo quasi maniacale. Ma sono anche degli ansiosi, che solo ripetendo i loro ordinati rituali trovano sicurezza. Non hanno l'intraprendenza e l'aggressività necessarie per affrontare situazioni tese, ma con la loro dialettica sanno far valere le loro ragioni. Nella vita sentimentale  lo spirito critico e la sensibilità  nervosa non li favoriscono e possono dare l'impressione di aridità, di cui sono i primi a soffrire. Hanno bisogno di partner espansivi e vivaci, che li aiutano a liberarsi delle loro inibizioni.

 

Lei 

L'intelligenza e' il suo punto di forza e dove può darne prova la donna vergine e' imbattibile. Nell'organizzare il lavoro o ménage  domestico e nell'occuparsi di questioni pratiche il suo raziocinio compie veri capolavori di efficienza e tempestività. Rendesi utile e' lo scopo fondamentale della sua vita e spesso dimentica se stessa per soddisfare le esigenze altrui. Ma il suo altruismo e spesso sottovalutato o non compreso, perché all'esterno appaiono di solito certi lati meno accattivanti della sua personalità: il perfezionismo, il pudore eccessivo, la mancanza di calore nel mostrare i sentimenti. Non le e' facile lasciarsi andare, ammorbidire certe spigolosità del suo carattere che inibiscono l'incontro con l'altro sesso. Non e' una passionale e in amore cerca e offre sopratutto sicurezza, solidarietà, interessi comuni. Se però incontra un partner che sappia comprendere il suo bisogno di tenerezza e risvegliare la sua sessualità, allora e' una compagna fedele, impareggiabile come padrona di casa e madre, attenta e scrupolosa, sollecita nel riversare sui figli tutte le sue cure.

  

http://www.tarocchialtelefono.it/vergine.htm

Piccolo Angelo

 
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A te  piccolo angelo che avevi tutta una vita e che con tanta cattiveria ti e stata
negata,ti e stata strappata la vita da persone malvaggie senza anima e senza
cuore adesso sei lassù in cielo e che il buon dio ti accudisca vicino a lui e
che tu possa sembre brillare e illuminare tutti coloro che ti hanno voluto bene....
ciao piccolo Angelo
 
Tommaso
 
                        Sei e resterai sempre nei nostri cuori Image hosting by TinyPicImage hosting by TinyPic
 
 

Amicizia

 
L'amicizia è un sentimento bellissimo, crescere insieme è come una spalla su cui poter piangere,
è un sentimento unico che mette in movimento tante emozioni,
emozioni che ti coinvolgono nei momenti più tristi per portarti un pizzico di gioia.
L'amicizia è un conforto che porta un sorriso dove un qualcuno ha lasciato una lacrima.
L'amicizia è un legame profondo e confidenziale che unisce due o più persone.
È importantissimo avere degli amici che ti vogliano bene, con i quali condividere i momenti di felicità,
ai quali chiedere un consiglio nei momenti tristi…
Nella vita di ognuno di noi l'amicizia occupa un grande spazio,
 ha un valore enorme, e, proprio per questo, si deve imparare a distinguere i veri amici!!!
Un vero amico è colui che per il tuo bene ha il coraggio di contraddirti,
 e non chi ti da sempre ragione non permettendoti di migliorare.
Noi giovani pensiamo che tutti siano nostri amici ma non ci rendiamo conto che, in realtà,
 di quelli che noi consideriamo, solo una piccola percentuale è disposta a non voltarci le spalle
nei periodi più difficili delle nostra vita…
ed è anche grazie a loro che poi abbiamo la forza di rimetterci "in piedi"…
… è vero, esistono persone false, ma è anche vero che ci sono persone speciali,
coloro che sono disposte a darti una mano o un consiglio quando ti vedono strana..
quando l'unica cosa che hai voglia di fare è pensare a niente,
di pensare al mondo esterno e a tutti i vari problemi  e chiuderti in te stesso.
 Ma, grazie a loro ritorni allegro e spensierato come sempre…
 L'amicizia è un valore nel quale vale la pena credere!
 io nel corso della mia vita ho avuto tanti amici che poi quando nel momento di tendermi la mano,
si sono tirati indietro ma quì nel mondo virtuale ho trovato delle persone
che adesso non ritengo più amiche ma.. li ritengo parte della mia famiglia parte di me e del mio cuore.
L'unica cosa che mi rattrista che non si può stare insieme come uno può desiderare
perchè le persone migliore si trovano lontane.
Concludo dicendo che l'amicizia è un valore nel quale vale la pena credere!

Vi voglio un mondo di bene

 

L'Albero degli amici
 

Esistono persone nelle nostre vite che ci rendono felici
per il  semplice caso di avere incrociato il nostro cammino.
Alcuni percorrono il cammino al nostro fianco,
vedendo molte lune passare,
gli altri li vediamo appena tra un passo e l'altro.
Tutti li chiamiamo amici e ce sono di molti tipi.
Talvolta ciascuna foglia di un albero rappresenta uno
dei nostri amici.


Il primo che nasce è il nostro amico Papà e la nostra
amica Mamma,
che ci mostrano cosa è la vita.
Dopo vengono gli amici Fratelli, con i quali dividiamo il
nostro spazio affinché possano fiorire come noi.
Conosciamo tutta la famiglia delle foglie che
rispettiamo e a cui auguriamo ogni bene.
Ma il destino ci presenta ad altri amici che non
sapevamo avrebbero incrociato il nostro cammino. Molti di loro
li chiamiamo amici dell'anima, del cuore.
Sono sinceri, sono veri. Sanno quando non stiamo bene,
sanno cosa ci fa felici. E alle volte uno di questi amici dell'anima
si infila nel nostro cuore e allora lo chiamiamo innamorato.
Egli da luce ai nostri occhi, musica alle nostre labbra,
 salti ai nostri piedi.
Ma ci sono anche quegli amici di passaggio, talvolta una
vacanza o un giorno o un'ora. Essi collocano un
sorriso nel nostro viso per tutto il tempo che stiamo con loro.
Non possiamo dimenticare gli amici distanti, quelli
che stanno nelle punte dei rami e che quando il vento
soffia appaiono sempre tra una foglia e l'altra.
Il tempo passa, l'estate se ne va, l'autunno si
avvicina e perdiamo alcune delle nostre foglie, alcune nascono
l'estate dopo, e altre permangono per molte stagioni.
Ma quello che ci lascia felici è che le foglie che
sono cadute continuano a vivere con noi, alimentando le nostre
radici con allegria.
Sono ricordi di momenti meravigliosi di quando incrociarono il  nostro cammino.

 

Ti auguro, foglia del mio albero, pace
amore,  fortuna e prosperità.
Oggi e sempre........ semplicemente perché ogni persona che
passa nella nostra vita è unica.
Sempre lascia un poco di se e prende un poco di noi.
Ci saranno quelli che prendono molto,
ma non ci sarà chi non lascia niente.
Questa è la maggior responsabilità della nostra vita e
la prova evidente che due anime non si incontrano

per caso.

 
 

http://www.ginevra2000.it/Amici/          

              

 
 

Egitto

 

 La storia egiziana può iniziare dall'età paleolitica, anche se è una storia fatta solo di ipotesi e di supposizioni. A quell'epoca la ballata del Nilo era molto diversa da come si presenta oggi: il fiume copriva pressoché tutta la regione e questo fatto, unito al clima che era certamente più umido di quello attuale, faceva si che uno sterminato acquitrino si estendesse fino al Delta. Il clima cominciò a mutare verso la fine del paleolitico, e con esso anche il Nilo modificò il suo corso, assumendo quello odierno. La lenta ma progressiva trasformazione in deserto delle zone limitrofe permise la concentrazione della vita umana proprio lungo le fertili rive del fiume. In epoca neolitica, il cui inizio è fatto risalire a circa 10.000 anni prima di Cristo, si potevano già contare due popolazioni ben distinte provenienti da altrettante zone diverse: un primo gruppo di razza africana, risalente dal centro dell'Africa, e un secondo di razza mediterranea, dal cuore dell'Africa. A queste due razze bisognerebbe aggiungerne una terza, quella che si crede proveniente dalla leggendaria Atlantide, e che avrebbe raggiunto la valle del Nilo passando per la Libia. Si formarono così due gruppi di civiltà: uno si fermò nel nord del paese, sul Delta e là formarono il primo agglomerato urbano, Merimda. L'altro gruppo si stabilì nel sud , con capoluogo a Tasa. Il popolo egiziano, dunque, si scisse in due già fin da questa remota epoca, e nonostante la successiva unificazione del paese, sopravvisse quell'impronta di divisione del territorio in "hesep": l'alto Egitto ne aveva 22, quello basso 20. Questa era l'alba della civiltà egiziana, quei tempi che gli egiziani avrebbero chiamato "i tempi del dio", quelli in cui sul trono d'Egitto sedeva il re Osiride. Questo regno terrestre del supremo dio egiziano ci è documentato da quel gruppo di testi che ci è pervenuto sotto il nome di testi delle piramidi. Osiride, secondo la leggenda, avrebbe fuso i due gruppi, ma l'unificazione non sarebbe stata di lunga durata: bisognerà giungere al 3200 a.C. ca. perché si possa parlare più propriamente di storia egiziana.



UNIONE FRA ALTO E BASSA EGITTO
La storia inizia con il re Narmer, che alcuni vogliono identificare nel mitico re Menes, a cui si deve la grande impresa dell'unione dei due regni, dopo la quale ebbe inizio la prima delle 31 dinastie che si avvicendarono sul trono egiziano fino al 332, anno della conquista di Alessandro Magno. "Un fracassatore di teste egli è........non risparmia": così si legge in un antica iscrizione a proposito del re Narner. E tale è infatti il tremendo atteggiamento in cui il re è ritratto nella celebre "stele di Narner", una tavoletta di ardesia, alta 74 cm, databile circa al 3100 a.C., e proveniente da Hierakonpolis, città considerata sacra nel regno preistorico dell'alto Egitto. Nella stele, che in realtà è una tavoletta da cosmetico, vediamo su una faccia il faraone che con una mano afferra i capelli del nemico già atterrato e con l'altra regge una clava. Il re, su questo lato della stele, porta in testa la corona conica dell'alto Egitto, mentre sull'altra faccia è raffigurato, davanti a numerosi nemici con le teste mozzate, con la corona del basso Egitto. Le corone, simbolo della regalità, erano infatti tre: quella bianca del nord, quella rossa del sud e quella doppia, composta dall'unione delle due precedenti, che simboleggiava il regno unificato, Allo stesso modo l'avvoltoio era il simbolo dell'alto Egitto e il cobra di quello del Basso.

  

 

http://www.webcity.it/AnticoEgitto/mappa.html

 

 

 

Le piramidi, a forma di una piramide geometrica con base quadrata o rettangola, nell'antico Egitto erano edifici funerari, destinate a contenere e proteggere la mummia, cioé il corpo del faraone fasciato e conservato con balsami, per garantirgli una vita ultraterrena.
All'interno della piramide, al centro, c'era la camera funeraria, dove veniva deposta la mummia del faraone: da essa si dipartivano due corridoi, oltre al corridoio d'ingresso, che dovevano servire per guidare l'anima del defunto verso determinate costellazioni.
Eccezionale è infatti la precisione con cui  questi corridoi sono orientati astronomicamente, quello a nord verso la stella polare e quello a sud verso orione.
Ed è altrettanto eccezionale la tecnica costruttiva che denota un alto livello di ingegneria, tenuto conto dei modesti mezzi tecnici di quell'epoca: gli strumenti che adoperavano erano in pietra e i blocchi da costruzione, del peso di molte tonnellate, erano trascinati su scivoli e terrapieni, in tempi molto lunghi e con impiego di un elevatissimo numero di uomini e animali da tiro.
L'esempio più antico è rappresentato dalla piramide a sei gradoni del faraone Zoser a Saqqara, nei pressi della capitale Menfi.
La particolarità di questa struttura è la sovrapposizione di diversi ordini di pietre squadrate che si restringono man mano che si procede verso l'alto.
Uno sviluppo delle piramidi a gradoni lo si ha nelle tre piramidi di Giza, presso il Cairo, erette durante la IV dinastia, i cui dislivelli venivano riempiti e rivestiti con blocchi di tufo.
La più grande e la più famosa delle tre è la piramide del faraone Cheope, alta 137 metri e ogni lato alla base misura 230 metri, costruita con più di due milioni di blocchi di granito, ciascuno di un metro di lato e del peso di di dieci tonnellate.
Per la sepoltura non venivano utilizzate solo le piramidi, ma anche le mastabe, tombe a tetto piatto con pareti a scarpata.
Le mastabe erano riservate ai membri della famiglia reale, agli alti ufficiali, ai cortigiani e ai funzionari, e per la maggior parte erano dotate di pozzi perpendicolari che conducevano alla camera funeraria contenente la mummia e il corredo funerario.

 

  
 

 

 

 

 

Presso gli antichi egizi la scrittura geroglifica si diffuse a partire dal 3000 ca. a.C.
Clemente Alessandrino fu il primo che definì hyerogliphica "lettere sacre incise" quei segni incisi sui monumenti, i cui caratteri rappresentano oggetti facilmente riconoscibili.
Le iscrizioni egizie sono composte da due tipi di
segni: ideogrammi e fonogrammi.
L'ideogramma richiama l'oggetto rappresentato mentre i fonogrammi rappresentano dei suoni e non hanno relazione con la parola che descrivono.

Già dal terzo millennio a.C. gli Egizi avevano inventato una scrittura corsiva che si adattava meglio per scrivere sul papiro. Questa scrittura, detta ieratica, veniva usata quasi esclusivamente per i testi religiosi.geroglifici

La gente comune, il popolo, usava invece una scrittura più scorrevole e facile, denominata demotica.
La scrittura geroglifica però continuò a essere usata soprattutto per le iscrizioni incise sui monumenti anche per la sua funzione decorativa.

Come carta da scrivere veniva usato in questo periodo il papiro, composto da liste sottili sovrapposte e incrociate, che venivano ricavate dalla parte interna del fusto,  tagliata longitudinalmente.
Le liste venivano poi bagnate, pressate e asciugate.  Quindi venivano raschiate con conchiglie levigate. Infine i fogli di papiro ultimati, di lunghezza variabile tra i 15 e i 35 cm, venivano arrotolati, probabilmente in strisce lunghe anche 8 -10 metri.

 

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http://www.avato.it/egitto/root/piramidi.htm

 

L'Amore è vita

      L'Amore è vita, è passione, è sofferenza in solitudine,
è il sentimento per eccellenza nel dare senza ricevere.
L'Amore è nutrire
 l'animo altrui con la dolcezza,
dissetarlo con una carezza,                    
vestirlo di baci, a volte lavarlo con le nostre lacrime.
 A volte il cuore piange
e se lo fa è solo perchè c'è tanto amore dentro di se,
non riesce a fingere,solo liberando queste goccie di rugiada
riuscirà a dissetare altri cuori aridi,sperando forse un giorno
in un nuovo germoglio.

 

dal web 

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Ti bacio ed entro nel tuo corpo,

toccando la tua anima e mi perdo.

Vedo, laggiù, una luce...ma è il tuo cuore!

Grazie, amore,mi sono ritrovata.

Immensamente Ti Amo  

dal web    

 

 

Sara®

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